I Percorsi della Qualità

“ PER UNA CULTURA DELLA QUALITA’ “

Apriamo con questo editoriale una discussione che ci auguriamo sia ricca ed articolata di contributi; un’attesa motivata dalla rilevanza del tema e dalla volontà del nostro consorzio di sviluppare con impegno una politica della qualità a tutto campo e ben oltre le consuete motivazioni di comunicazione e marketing.

La ricerca della qualità, nella nostra “Vision”, assume un valore paradigmatico nel percorso intrapreso in questi ultimi anni in quanto struttura orientata alla valorizzazione della cooperazione sociale e quale realtà rilevante di “un possibile stato sociale” imperniato sui valori di “Giustizia , Libertà ed Equità”. Un ruolo che si immagina centrale in quella area ancora poco esplorata della “sussidiarietà” ossia, in parole povere e forse chiare, laddove il contributo della società civile può garantire un welfare all’altezza dei nuovi bisogni in sinergia reale con l’istituzione pubblica in deficit di risorse.ibuto della società civile può garantire un welfare all'lorata della "valorizzazione della cooperazione sociale

Di seguito introduciamo alcuni concetti base, quasi enunciazioni preliminari che lasciamo al giudizio del pubblico, contando su effettivi contributi di idee e pratiche che ci consentano di sviluppare ed arricchire la nostra elaborazione.

a) Definizione.

“Qualitas, qualitatis: proprietà, caratteristica; gli attributi della divinità”

L’etimologia latina di qualità richiama con fermezza il valore neutro del termine ma contemporaneamente motiva il significato assolutamente positivo che nel tempo ha assunto; nella cultura occidentale odierna, qualità sta per qualcosa (struttura, attività, comportamento) che si distingue per tratti distintivi più positivi rispetto alla media; altrimenti, in una logica competitiva, per l’intrinseca superiorità nella propria area di espressione.

Noi crediamo che la qualità nello specifico sociale dei “servizi alla persona” debba costituire un’atteggiamento di fondo se non una metodica dell’agire organizzato al fine di produrre risposte adeguate ai bisogni sia sul piano concreto che della sensibilità alla condizione di dipendenza che è implicita nella richiesta di aiuto.

Una adeguata risposta non può essere ritenuta tale in assenza di una relazione positiva tra la realtà che eroga i servizi e l’utenza, in un clima di elevata e razionale accettazione della condizione di dipendenza espressa, nel più assoluto rispetto della dignità personale.


b) un percorso pragmatico: la certificazione.

Tra i diversi approcci alla qualità (Total Quality Managment, Benchmarching…..) originate nell’ambito della industria manifatturiera e progressivamente sperimentati nella realtà dei servizi, la nostra scelta si è orientata, in alcuni primi contesti, nella adozione delle Norme ISO 9001:Vision 2000. Si tratta di un approccio razionale e prudente che pone obblighi precisi nell’adozione formale di un Sistema di Qualità e nel rispetto di procedure di verifica e controllo previste dalla Certificazione del sistema adottato. La propensione al miglioramento continuo è intrinseca al processo e si basa sulla decisione propria della struttura in riferimento agli standards qualitativi adottati su base volontaria.

Sicuramente il processo determinato dall’adozione delle norme ISO non assolve ad obiettivi di verifica della qualità misurata in assoluto o relativamente alle realtà confrontabili; d’altro canto non pecca di “illusionismo” o “pseudo-scientificità” come altri approcci certamente più affascinanti ma di incerta efficacia.

Determinante nel processo di certificazione ISO è la formazione ad una metodologia rigorosa e sistematica nel definire parametri e strumenti di verifica della mission aziendale e stimolo al miglioramente programmato delle performances aziendali.

Per fare qualità…….comunque ciò non basta!


c) un percorso istituzionale: l’accreditamento.

Nella cultura e nella pratica più recente dei servizi alla persona, fortemente sta emergendo la spinta condivisa verso le logiche di accreditamento delle strutture orientate all’erogazione sia dei servizi sanitari che sociali. L’articolazione di esperienze pubbliche e private, la crescita di consapevolezza della società civile per i diritti dei cittadini più deboli, le prime timide esperienze di sussidiarietà, la forza silenziosa del volontariato e non ultimo, l’urgente necessità dell’istituzione pubblica di produrre iniziative che colmino la propria limitazione a fronte della carenza di risorse….tutto questo, sta pur lentamente proiettando il mondo dei servizi alla persona verso un’inevitabile appuntamento con l’accreditamento, ossia verso l’adozione di una logica che distingue tra erogatori dei servizi riconosciuti come adeguati dall’autorità pubblica e non. La tutela del cittadino passa attraverso la pratica costante di tale dichiarata distinzione e il monitoraggio sistematico della coerenza alle norme del mondo accreditato.

La lentezza riscontrabile a tutt’oggi nell’attuazione di questo processo inevitabile è certamente attribuibile alla sua stessa complessità, non di meno alla diffusa resistenza degli attori coinvolti che temono un discrimine così netto ed impegnativo nella attuazione della propria missione.

Per fare qualità…….comunque ciò non basta!


d) percorsi di ricerca: il bilancio sociale, il miglioramento continuo…

Oltre la certificazione e l’accreditamento, riteniamo necessario impegnare la ricerca sulla qualità su territori innovativi come il “bilancio di responsabilità sociale” (trattato in questo sito con uno specifico editoriale) e la metodologia del “miglioramento continuo” intrinseca nell’adozione di un sistema di qualità ed elemento distintivo di propensione alla ricerca ed alla innovazione.

Per fare qualità…….comunque ciò non basta!


e) qualità della vita

Forse il punto di riferimento determinante per una compiuta teoria e pratica della qualità è la sfida sul terreno della qualita’ di vita, sia in termini di definizione concettuale che di riscontro oggettivo; su questo terreno, probabilmente il più arduo, ritengo possa definirsi la specificità della qualità applicata “ai servizi alla persona”.

In questo primo editoriale, ci si limita ad una prima e propedeutica definizione:


La misura dell’ avere

Alcune cose si possiedono già e sono inalienabili:

- la peculiarità dell’intelligenza umana;

- la dignità della persona;

- la libertà di scelta;

- la possibilità di cambiamento;

- un potenziale di sviluppo imprevedibile.

Altre cose si possono cercare ed ottenere, con l’aiuto dei nostri simili:

- strumenti per conoscere;

- mezzi per viaggiare;

- occasioni per comunicare;

- tutela dalla sopraffazione;

- tutela della propria salute.

La misura dell’ avere individuale è frutto della combinazione di risorse provenienti dalla dotazione personale e dalle risorse altrui, ottenute per diritto o tramite la richiesta di aiuto!

A tale proposito, è stupido immaginarsi un mondo privo di generosità.


La conferma dell’esistere.

Ogni individuo esiste, indipendentemente dalle sue condizioni personali e sociali, in termini assoluti e formali come cittadino del mondo; in termini di realtà, come persona oggetto di cure da parte di altre persone; è la relazione con gli altri che determina la condizione di esistenza umana.

La condizione di svantaggio non implica per chi la subisce un diritto alla passività nè, giustifica la neutralità dell’ in- terlocutore; le relazioni si instaurano infatti per i motivi più diversi ( interesse, simpatia, necessità, amore, ecc.) ma sussistono solo a conseguenza di una cosciente reciprocità.

Il rispetto per la condizione di svantaggio non può snaturare il significato produttivo di una relazione, qualsiasi sia il motivo che la determina; così come una relazione umana non può essere imposta.

L’uomo esiste in quanto può contemporaneamente contare sulla sua volontà di vivere e sulla disponibilità all’aiuto dei suoi simili !


La possibilità di amare.

In sostanza, la “ qualità di vita “è la conseguenza sempre un po' instabile e mai definitiva di una scelta soggettiva orientata alla relazione , condizionata dinamicamente dalle condizioni oggettive dell’esistenza e dalle diverse propensioni individuali alla scelta del proprio oggetto d’amore!

Chi è sollecitato a fornire aiuto deve occuparsi di predisporre le migliori condizioni oggettive di vita, può esprimere liberamente e condizionare la sua disponibilità affettiva, sa di poter a sua volta chiedere ed ottenere aiuto.


f) le intenzioni di Epta


I primi passi:

1) aprire un confronto allargato e sistematico su modelli e pratiche della qualità;

2) ampliare le esperienze dei nostri associati in ambito di certificazione volontaria;

3) agire attivamente sulle prospettive inerenti l’accreditamento;

4) perseguire tenacemente nella ricerca critica e operativa del miglior modello possibile di qualità.


Contiamo su tutti e nel tempo, tramite questo luogo virtuale

e in ogni occasione materiale di collaborazione.

 

g) documenti allegati (vedi sezione download)

Glossario della qualità.pdf

Indicatori di qualità.pdf

Mdq Axia.pdf

Mdq Hope.pdf

Regolamento Certificazione.pdf

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